Grazie Signora

(dedicato agli Uomini dei Boschi)

 

    Grazie per il tesoro di piume che ogni tanto mi fai stringere fra le mani. Grazie di rinnovare in me ogni anno il desiderio di rivivere le tue stagioni come se fosse ancora la prima volta. Grazie.

   Grazie per il fatto di non essere amato da tutti; perché lo sai, la gente non ama i “diversi”. E io, cacciatore per sempre, un po’ diverso lo sono….Ma per favore, non mi sia dato odio, a me che non so odiare. Essere amati è scomodo, qualche volta perfino fastidioso. L’ amore per il prossimo coinvolge, plagia, compromette e chiede sempre qualcosa in cambio. Allora meglio non essere amati.

   Io, irriducibile egoista. Io, figlio di un dio minore. Io sognatore, tanto ipocondriaco quanto permeato di sana anarchia; io con le mie speranze, io con la mia voglia di possedere ciò che fatalmente non potrà mai essere mio….

   Grazie per avermi insegnato a leggere gli umori del cielo e le scelte degli uccelli che lo solcano ad ogni stagione. Grazie per avermi fatto distinguere il bene dal male, il lecito dall’ illecito, per aver allenato con tanta arguzia i miei sensi; per ciò che mi hai fatto vedere e per ciò che mi hai fatto udire. Per ciò che mi hai dato, ma anche per ciò che mi hai negato.

   Grazie per le vicende che mi hai fatto vivere da protagonista, a me che ho sempre preferito gli spazi infiniti alla chiusa di un bar o alle chimere di un viaggio che, come spesso succede, non porta mai da nessuna parte.

   Grazie per aver arricchito il mio cervello di speranze e di avervi allontanato pensieri malvagi. Grazie per avermi fatto sentire in mezzo alla folla perfino quando ero solo con me stesso. E ancora grazie per avermi fatto dialogare con elfi e fauni; così come ho fatto tante volte con la gente onesta incontrata nel bosco e che mi ha regalato la propria amicizia con un sorriso, in cambio di niente.

   Grazie di avermi concesso ciò che ad altri è negato.

   Grazie per avermi dato l’ opportunità di godere della fatica, della sete, del sudore, delle delusioni e delle ansie rinnovate; per non avermi fatto dormire ad ogni apertura, così come quando, bambino, tenevo gli occhi spalancati tutta la notte nell’ attesa del mio regalo di Natale.

   Grazie per tutte le emozioni vissute insieme, per l’ affetto che mi hanno riservato i miei cani e per averci scelto poi come tuoi compagni di viaggio. Per avermi donato l’ ebbrezza irripetibile di assaporare l’ alba, il tramonto, la pioggia e il vento, il gorgoglio di un torrente, la tranquillità di una faggeta, il fuoco acceso in attesa di ripartire per una nuova avventura…. 

   Grazie per non avermi fatto nascere cacciatore, ma per avermi dato l’ opportunità di diventarlo. E grazie se un giorno potrò morire con la consapevolezza di esserlo stato per sempre.

   Fammi stare ancora accanto a te ad ogni apertura e fammi sognare ancora, ti prego….

   Fino a che il giorno sarà giorno, la notte notte e il tempo tempo.

   Grazie. Ancora grazie Signora Caccia.

 

                                                   Sergio Gunnella

Lo sfondo è un quadro di Alla Serioskina